Parcheggio in un' area proibita. Non importa, sono quasi le due di notte. Ripartiro tra cinque ore. Le mie scarpe sono nuove e fanno rumore mentre cammino sui ciotoli. In realtà, qui in centro storico, hanno voluto mantenere le strade come nell'ottocento: pietre di fiume tenute insieme ai lati e al centro, in mezzo lastre di pietra per i carri. Risultato: le mie sospensioni cigolano troppo, i miei passi rimbombano. Guardo in fondo alla via, in alto, l'orologio della torre: due meno due minuti. Svolto a destra in vicolo dell'arco, una via stretta, praticamente solo pedonale che si insinua tra vecchi palazzi pieni di uffici vuoti, telecamere di sorveglianza, appartamentini per gente che vive ad ore. Non è una strada dritta, la parola che mi viene in mente è sneaking. Si muove come un serpente tra palazzotti costruiti quando in Francia si assaltava la Bastiglia e qualcuno più recente quando in Italia si assaltava Roma. Non è lunga, ma non ne vedo la fine, li dove tra due palazzi è stato costruito un arco con tre merli . Guelfi o Ghibellini? Gardaland forse. Sono stanco e i pensieri mi sfuggono. Forse è meglio, dalla stanchezza nasce la libertà? Non so, ma mi accorgo che qualcosa non va. Un laccio slacciato. Un insulto all'ordine costituito. Sono tentato di lasciarlo li a penzoloni, a sporcarsi e a pagare la sua insulsa maleducazione che lo ha portato a creare problemi ad un uomo che corre, che corre dalla mattina alla sera (e perchè no?) anche di notte tra vite diverse che lo chiamano, gli urlano di muoversi, di darsi da fare, sempre, in ogni momento.
Poi mi fermo e mi inginocchio. E il mondo si ferma. Le mie mani silenziose rirpendono gesti della mia antica infanzia e con destrezza marinara rimettono la vita e il laccio in carreggiata. E io resto fermo, inginocchiato nel silenzio. In vicolo dell'arco. Alle due di notte.
Sento che questa è l'unica pausa della mia vita. Sono fermo e non succede niente, nessuno mi vede, nessuno parla, neanche io.
Resto fermo e penso che l'universo sia fermo per qualche secondo e questo mi fa sentire cosi legato alle stelle che spuntano nel buio e viaggiano in un altro tempo e che magari non esitono già più, anche se io le vedo ancora.
Una pace infinita e misericordiosa mi scorre dentro e vorrei restare li, inginocchiato alle due di notte in un vicolo stretto e utile, ma non essenziale, come me, come noi che viaggiamo al buio.
Poi finisce.
Mi alzo e torno a casa, il rumore ricomincia e penso che si può essere grati ad un laccio, alle occasioni e agli ostacoli che mi fermano e mi ricordano cosa sono.
Pensieri per un viaggio tra la Pietra e la Luce (poi ho scoperto che la pietraluce è un materiale per i sanitari...maktub, tutto è scritto!)
Thursday, March 29, 2012
Tuesday, February 28, 2012
Il bibliotecario misericordioso.
6.25. Direi Ante Meridiem. La mia sveglia mi suona un frammento del Flauto Magico. Ognuno ha i suoi vizi, io ascolto Mozart, spesso e volentieri. Via che si comincia. Un altro giorno all'inferno o in paradiso? Dipende. Ultimamente dipende troppo e non da me. Mentre mi guardo allo specchio mi torna in mente qualcosa che è accaduto durante la notte, un frammento, un frammento di pensiero, leggero, inconsistente. Cerco di acchiapparlo guardandomi negli occhi. Ecco...si...ce l'ho quasi fatta...no, no...si...mi scivola tra i neuroni come un anguilla, forse un'idea di un sogno sognato per metà...no...si, ecco!Stanotte mi sono svegliato un paio di volte, ho il sonno leggero. Pensavo che mia figlia, la piccola, piangesse. Invece no, tutto tranquillo, la mia donna dorme, un'ombra calda accanto a me, fuori tutto tace. Pausa.
Ho pensato: " E adesso come mi riaddormento?"
Poi mi sono allungato tra le lenzuola come se volessi tuffarmi nel sonno e mi è sembrato di scivolare nell'acqua calda di una notte d'estate di tanti anni fa. Paura dell'acqua scura allora. Stanotte mi sono tuffato dentro me e ho nuotato in un mare sicuro e accogliente, nero e caldo. Nessun rumore, nessuna crepa nell'acqua morbida, nessun dolore, nessun amore. Io nuotavo. Non un sogno, ma un ritorno. Poi la sveglia. Mentre nuotavo nel buio, ho pensato."Ecco, il mio cervello sta archiviando le mie esperienze ora, le cataloga, le belle e le brutte e magari adesso sognerò quei rompicoglioni che mi ritrovo intorno al mattino...incompetenti, imbecilli, consumatori d'ossigeno e accumulatori di pensioni, abbruttitori di ambienti, condensatori di cazzate...no, non adesso!!! "
E qualcuno mi ha ascoltato. Il bibliotecario preciso che abita il mio ippocampo, il bibliotecario senza cuore che ogni tanto mi ripropone la ragazzina per cui impazzivo trent'anni fa e che ora somiglierà ad una (brutta?) estranea, quello che mi ricorda mio padre che mi manca, si quello che organizza, cataloga, mischia non sempre con imparzialità il buono e il cattivo che vivo, si quello, stanotte è stato misericordioso. Mi ha lasciato nuotare qualche attimo, forse come nell'utero di mia madre, forse come mai mi è capitato e mi ha curato il cuore affannato, l'anima tiepida e i muscoli tesi. Misericordioso bibliotecario, grazie, anche se so che ti divertirai con questo poveretto che sorrideva nello specchio stanattina, lo so, ma non importa, stanotte ho nuotato e sento ancora l'acqua sulla pelle.
Thursday, February 16, 2012
Dal diario di un erotomane televisivo (maniaco sessuale)
Giorno 15875. Interno sera, quasi notte. Televisore da n pollici acceso. Quando mio padre mi spiegò la faccenda dei pollici iniziai a misurare lo schermo del vecchio televisore a valvole (yes! hai letto bene, valvole) con i miei pollici di bambino di sei-sette anni lasciando impronte chiare su sfondo scuro. Mamma non gradì, una delle prime frustrazioni della ricerca empirica. Zappo annoiato, meglio leggere un libro di Lee Child, riflessione e azione. La mia lei sonnecchia sul divano, le tocco la mano per essere sicuro che esista, tutto tace nel mondo fuori. Toh, San Remo che a me non piace, piena di arricchiti e qualche evidente malavitoso a cui piace la focaccia. Toh, i soliti idioti. Bel contrasto, ma dopo un pò sbadiglio. Ci si abitua a tutto. Toh, le vallette. Cosce al vento una, alta e con movimenti ondeggianti difficili da seguire, l'altra ingessatina, bella ragazza. Nella testa di chi organizza certe parate di carne io dovrei già essere in erezione. A parte l'età, magari ho un palato più sofisticato della media. Poi le due parlano.L'accento rotondo e un pò sibilante di una, tipo lingua-tra-i-denti, risveglia la mia attenzione. Mi osservo diminuire la frequenza della chiusura delle palpebre, mi pare di avvertire la pupilla allargarsi, chiari segni di interesse. Parla anche l'altra. Una voce da respiratore artificiale, espressività da televendita di sedie reclinabili. Mi rilasso completamente, effetto teorema di Pitagora. L'altra inclina la testa di lato, mostra il collo, fa ondeggiare le ciglia con effetto puppy eyes (sguardo da cucciola indifesa). Rifocalizzo l'attenzione, quella manda chiari segnali di chiara seduzione, sorride candida (il candido si può riferire solo ai denti). Guardami, sono qui indifesa, mordimi, mangiami. Tò, ne arriva un'altra, ancora più alta su tacchi della lunghezza del mio avambraccio. Ondeggia pericolosamente. I tacchi sono armi di seduzione? Ti slanciano la coscia, meraviglioso territorio sensoriale. Ti rendono anche goffa, insicura, instabile, bisognosa di sostegno, indifesa in caso di fuga. Debole. Guardami, sono qui indifesa, mordimi, mangiami. Il conduttore, un simpatico (I'm serious, man!) giovane vecchio onesto deve faticare a guardarla in faccia, non perchè incapace di resistere al richiamo del seno della giovane dalla bellezza simmetrica, ma perchè la sua testa arriva esattamente all'altezza di quelle due promesse di calore e morbidezza. "Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte...". Anche questa è rigida, sorride nervosa, parla un italiano stentato, ma "è bellissima" e saluta la nonna e il papà nella sua lingua aspra. Erotico! L'altra, quella sibilante si scoscai molto, ma la magia è finita. Mi sa tanto di non essere un granchè come salivatore televisivo. Oddio mio! Sono diverso! Mi volto verso la donna che sonnecchia accanto a me. Le accarezzo il viso cercando di non svegliarla. La sua pelle è calda. E' stanca, sono giornate intense, a volte frenetiche. L'annuso. Il suo odore scatena ricordi furiosi. Ricordo tutto degli ultimi anni. Anche quando passa l'aspirapolvere. Anche quando guida la sua auto pulitissima (la mia è un focolaio per il virus Ebola) e parcheggia alla perfezione con un sorriso trionfante. Una donna 3D, con occhi a raggi X, pericolosissima per la stabilità mentale di un maniaco sessuale. La madre di mia figlia, la gran lavoratrice, l'inarrestabile, la mia nemica, il coagulo dei miei desideri, di tutti i miei desideri, il mio pasto quotidiano. Spengo la tivu. Al buio la prendo tra le braccia, si spaventa.
"Andiamo a letto...è tardi....".
"Non farmi cadere...hai finito di vederti quelle figone in tv?"
"Si...un pò di cosce fanno bene all'umore, ogni tanto..."
"Maniaco..."
"Sapessi quanto...."
"Lo so..."
"Andiamo a letto...è tardi....".
"Non farmi cadere...hai finito di vederti quelle figone in tv?"
"Si...un pò di cosce fanno bene all'umore, ogni tanto..."
"Maniaco..."
"Sapessi quanto...."
"Lo so..."
Wednesday, February 8, 2012
Just a perfect day (VI)
Hiram chiude gli occhi nella luce che cade benigna. La lama amara assaggia il suo sangue. L'architetto sente l'odore metallico del sangue e ripensa al mare della fenicia e ai sogni di bambino, alle braccia del padre che non ha conosciuto. L'Altissimo. il Dio giusto e solare, era divenuto suo padre e la sua volontà la missione del piccolo fenicio, l'eredità da conservare gelosamente ed accrescere per le generazioni future di figli e padri. Ora l'Altissimo gli chiede silenzio, per non rivelare al male ciò che è riservato al cuore degli uomini veri, quelli che ogni giorno costruiscono un mondo migliore. Ora l'Altissimo forse gli chiede di morire. Hiram sorride e apre gli occhi. E' stata una buona vita la sua. E un ringraziamento profondo sgorga dal suo cuore come acqua dalla roccia, e inonda la sala interna del Tempio, scorre sulle sue pareti, attraversa le sue porte e i fori attraverso cui le stelle sacre guardano gli uomini, inonda ogni anfratto e come un suono muto attraversa vibrando ogni pietra, ogni interstizio e allaga lo spiazzo antistante il tempio. Gli uomini che lavorano avvertono qualcosa nell'aria, una elettricità dolorosa che diviene cascata sulle scale e finalmente sommerge Gerusalemme. E' la voce di un uomo giusto che sta per morire senza più paura. E' la preghiera di ogni uomo che torna alla sua origine. E' uno dei pilastri della terra, una delle colonne della grande costruzione dell'universo. Boaz, il figlio di Hiram osserva gli operai fermarsi uno ad uno, sospesi nel loro lavoro, con un' ascia o un martello sollevati a mezz'aria. una trave in equilibrio, un mattone tra le mani. Poi anch'egli avverte quella vibrazione nel cuore che gli toglie il respiro. Qualcosa accade nel Tempio. Qualcosa di grave. Le stanze del Tempio diventano una enorme cassa di risonanza per un movimento dello spirito che diviene vibrazione, onda dolorosa e contagia ogni cuore che sa ascoltare. Boaz vorrebbe muoversi ma esita, non è sicuro di provare ciò che il suo cuore gli sussurra. E' impossibile sentire ciò che sente. Gli occhi del giovane maestro vagano in giro alla ricerca di un gesto, un comando condiviso, uno sguardo di intesa. Solo un'ombra si muove al limite estremo della scena. Il piccolo Ephraim, il portatore d'acqua, si sta liberando della sua giara e comincia a correre verso la porta del Tempio. Come i granelli di sabbia in una clessidra, al primo granello che precipita fa subito seguito il secondo e poi tutti gli altri stretti nel collo di vetro, cosi dietro Ephraim corre Boaz e tutti gli altri operai che scorrono rallentando tra le colonne del Tempio chiamati all'interno da ciò che è muto e che non avevano mai potuto o saputo ascoltare prima.
Thursday, February 2, 2012
Novara e la neve
E due. Due giorni che nevicchia e poi gela e poi nevicchia e poi gela e io spalo la neve, ripulisco auto mimetizzate e guardo il cielo. Ma non ci riesco un granchè. I fiocchi di neve (stavolta non chimica) mi fanno da collirio. Sorrido. Si, un pò demente forse, ma ho lo stesso sorriso di mia figlia e dei suoi amici di nove anni mentre si arriva a scuola affondando le suola in qualche centimetro di neve. Nevica e penso a ciaspole (nome ridicolo) e rido e mi sento un bambino. Le ruote dell'auto stamattina alle sette hanno provato a scivolare via, io ho provato a interpretare il ruolo di pilota di rally. Tutto bene (fortuna), so che molti stanno bestemmiando in idiomi primitivi, so che i treni hanno problemi, so che tutti sono attaccati alle pagine dei quotidiani on line. Spreada o non spreada? E la benzina ? E la disoccupazione dei gggiovani? E il posto fisso,semifisso,precario,acrobatico, ispirato, artistico, dato da parenti, amici, papà o mamà? E' meglio lavorare per la camorra o la 'ndrangheta? E la crisi finisce, rialancia o buio come a poker? La nave la lasciate, la spostate o dite al capitano di ripulire? I partiti ci sono o ci fanno? E i soldi dei partiti ci sono o vanno in svizzera a svernare? Ma tu guardi l'Isola o GF? E con l'estate che arriva la dieta la devi denunciare ai Nas o alla finanza?E io? Io ho camminato nel grande parco vicino casa, con alberi enormi, sono andato a lavorare tra i fiocchi di neve, ho fatto delle foto con il mio fidato cellulare, mi sono bagnato le calze, ho respirato l'aria d'acqua fredda, e ho sorriso. Perchè a volte il sole è dentro e la neve a Novara è bella.
B
Monday, January 16, 2012
Just a perfect day (V)
Un’altra porta, ancora buio e senso di smarrimento. Il corridoio è abbastanza lungo da creare l'eco dei passi dei due uomini, come un richiamo, come un avvertimento sussurrato, a lasciare il mondo fuori dall'ultima sala del Tempio. L'eco termina quando i due uomini si fermano sull'uscio della sala buia. Un cono di luce discende la tetto non ancora terminato illuminando un'ara in pietra grezza. La luce che discende è forte e si riflette su un collare d'oro indossato da un vecchio curvo e canuto, vestito con un'ampia tunica grande chiara. Il vecchio è il gran sacerdote che si volta verso di loro facendo perno sul suo bastone. Il movimento del bastone espone alcune gemme alla luce. Il riflesso prezioso viaggia verso il buio che avvolge Hiram e il Generale. Al limitare del cerchio di luce una figura agile si muove quasi a voler nascondersi. E' Nathaniel, l'allievo preferito del Gran Sacerdote. I suoi capelli scuri ricci e la sua barba folta sono ben noti al popolino della capitale, cosi come la sua voce, che urla a nome dell'Altissimo, che condanna a nome dell'Altissimo, che ride delle miserie umane a nome dell'Altissimo.
Hiram e il generale si fanno incontro al Gran Sacerdote e ai suoi occhi socchiusi.
"Maestro Hiram! Sono felice di vedervi nella vostra opera....molto bella, molto bella davvero!
Il nostro Re sarà contento appena tornerà dal suo viaggio..."
Hiram si inchina debolmente entrando nel cerchio di luce. "Che l'Altissimo ascolti le tue parole Gran Sacerdote e abbia pietà di un suo povero inutile servitore come me. Io eseguo solo la volonta del Grande Salomone per la Gloria del Popolo di Israele, del suo Re e dell'Altissimo che spero ci protegga sempre!"
"Maestro Hiram...sempre cosi modesto..."
La voce possente arriva dal buio alle spalle del gruppetto.
Hiram vede apparire nel cerchio di luce prima le mani ossute e poi il viso scavato di Nathaniel. I suoi occhi sono liquidi come quelli di un malato, ma la sua voce è quella di un soldato in battaglia: roca e violenta.
"No, Nathaniel, non sono modesto, dico solo ciò che è sotto gli occhi di tutti...io sono solo un maestro carpentiere."
"No, Maestro Hiram, voi non siete un semplice carpentiere...no! E ci sono tante cose che non tutti vedono o possono vedere...". La voce di Nathaniel sale di tono, raggiunge la parete in fondo alla sale torna debolmente indietro.
Il giovane gli volta la schiena avvolto in una tunica che sembra grigia e da uno scialle chiaro. Hiram sente accanto a se, leggermente arretrato, il respiro del Generale che sembra accellerare. "Nathaniel rende nervoo anche un soldato come lui" pensa Hiram che viene strappato dai suoi pensieri dalla voce del giovane sacerdote. "Lì in fondo per esempio...Maestro Hiram..." Nathaniel alza il braccio magro e il suo dito indica la parete in fondo alla sala.
"Lì ...sono stati lasciati dei fori o debbo pensare che il garnde Hiram, il costruttore del Tempio, non si sia accorto di un lavoro cosi mal eseguito dai suoi uomini? Chi ha commesso un errore del genere nel Tempio dell'Altissimo debba pagare con la vita...non credi Maestro Hiram?"
Nathaniel si è voltato e lo guarda con aria divertita. Hiram guarda il Gran Sacerdote che è rimasto muto e poi di nuovo Nathaniel.
"O devo pensare Maestro Hiram che quei fori sulla parete rivolta a Oriente servano a qualcosa? Qualcosa di malefico e abominevole con cui tu e la tua progenie volete sporcare il nostro sacro Tempio?"
Hiram è li nella luce da solo e sente le sue mani divenire fredde. Ripensa alle lacrime di suo figlio Jachin e di sua mogli Myrhiam, la dolce Myrhiam. Guarda in alto la luce e risponde. " Tu non sei in grado giovane Nathaniel, di capire ciò che il nostro Re vuole sia preservato per il suo popolo e per la gloria dell'Altissimo, tu non puoi capire nulla ..."
Il giovane sacerdote gli ringhia contro "Come osi pezzente straniero rivolgerti ad un servitore del Tempio in questa maniera!!! Come osi!". I suoi occhi diventano più scuri del buio della sala, scuri come il suo cuore.
"Calma Nathaniel, calma...". La voce del gran sacerdote sembra un sussurro mentre il vecchio si appoggia al suo bastone lucente con tutte e due le mani. Poi, improvvisamente lo solleva e lo batte con una forza inaspettata alla base dell'ara. Il rumore del colpo riecheggia nel buio, percorre veloce il perimetro della sala e torna sugli uomini illuminati dall'alto. Il pavimento suona vuoto sotto l'ara. Il gran Sacerdote sorride.
"Maestro Hiram, pensavi davvero di poter celare segreti nel Tempio senza che i servitori del Tempio lo sapessero?"
Hiram abbassa il capo poggiando il mento sul petto che ha si solleva ed abbassa allo stesso ritmo delle onde placide che il costruttore fenicio osservava arrivare da bambino sulla spiaggia in cui aspettava il ritorno di suo padre che non aveva mai conosciuto.
"Maestro Hiram, perchè non ci sveli questi segreti? Noi siamo la voce dell'Altissimo, parla con noi..."
Hiram resta a capo chino. Poi i suoi capelli canuti vengono tirati indietro con violenza. Un fruscio metallico gli dici cosa sta accadendo prima che la lama di una spada si poggi alla sua gola e prema sulla sua carne rendendola fredda. I suoi occhi roteano impazziti mentre cercano di vedere l'uomo che gli sta facendo questo.
La voce del generale Giosafat è li accanto al suo orecchio destro.
"Maestro Hiram, perdonami, ma devi rispondere a ciò che ti chiedono i sacerdoti"
La voce di Hiram è strozzata dalla paura, dalla sorpresa e dalla amarezza. Il costruttore guarda in alto verso la luce e sussurra solo due parole "...no...mai...".
Nathaniel e il Gran Sacerdote si sorridono.
Hiram e il generale si fanno incontro al Gran Sacerdote e ai suoi occhi socchiusi.
"Maestro Hiram! Sono felice di vedervi nella vostra opera....molto bella, molto bella davvero!
Il nostro Re sarà contento appena tornerà dal suo viaggio..."
Hiram si inchina debolmente entrando nel cerchio di luce. "Che l'Altissimo ascolti le tue parole Gran Sacerdote e abbia pietà di un suo povero inutile servitore come me. Io eseguo solo la volonta del Grande Salomone per la Gloria del Popolo di Israele, del suo Re e dell'Altissimo che spero ci protegga sempre!"
"Maestro Hiram...sempre cosi modesto..."
La voce possente arriva dal buio alle spalle del gruppetto.
Hiram vede apparire nel cerchio di luce prima le mani ossute e poi il viso scavato di Nathaniel. I suoi occhi sono liquidi come quelli di un malato, ma la sua voce è quella di un soldato in battaglia: roca e violenta.
"No, Nathaniel, non sono modesto, dico solo ciò che è sotto gli occhi di tutti...io sono solo un maestro carpentiere."
"No, Maestro Hiram, voi non siete un semplice carpentiere...no! E ci sono tante cose che non tutti vedono o possono vedere...". La voce di Nathaniel sale di tono, raggiunge la parete in fondo alla sale torna debolmente indietro.
Il giovane gli volta la schiena avvolto in una tunica che sembra grigia e da uno scialle chiaro. Hiram sente accanto a se, leggermente arretrato, il respiro del Generale che sembra accellerare. "Nathaniel rende nervoo anche un soldato come lui" pensa Hiram che viene strappato dai suoi pensieri dalla voce del giovane sacerdote. "Lì in fondo per esempio...Maestro Hiram..." Nathaniel alza il braccio magro e il suo dito indica la parete in fondo alla sala.
"Lì ...sono stati lasciati dei fori o debbo pensare che il garnde Hiram, il costruttore del Tempio, non si sia accorto di un lavoro cosi mal eseguito dai suoi uomini? Chi ha commesso un errore del genere nel Tempio dell'Altissimo debba pagare con la vita...non credi Maestro Hiram?"
Nathaniel si è voltato e lo guarda con aria divertita. Hiram guarda il Gran Sacerdote che è rimasto muto e poi di nuovo Nathaniel.
"O devo pensare Maestro Hiram che quei fori sulla parete rivolta a Oriente servano a qualcosa? Qualcosa di malefico e abominevole con cui tu e la tua progenie volete sporcare il nostro sacro Tempio?"
Hiram è li nella luce da solo e sente le sue mani divenire fredde. Ripensa alle lacrime di suo figlio Jachin e di sua mogli Myrhiam, la dolce Myrhiam. Guarda in alto la luce e risponde. " Tu non sei in grado giovane Nathaniel, di capire ciò che il nostro Re vuole sia preservato per il suo popolo e per la gloria dell'Altissimo, tu non puoi capire nulla ..."
Il giovane sacerdote gli ringhia contro "Come osi pezzente straniero rivolgerti ad un servitore del Tempio in questa maniera!!! Come osi!". I suoi occhi diventano più scuri del buio della sala, scuri come il suo cuore.
"Calma Nathaniel, calma...". La voce del gran sacerdote sembra un sussurro mentre il vecchio si appoggia al suo bastone lucente con tutte e due le mani. Poi, improvvisamente lo solleva e lo batte con una forza inaspettata alla base dell'ara. Il rumore del colpo riecheggia nel buio, percorre veloce il perimetro della sala e torna sugli uomini illuminati dall'alto. Il pavimento suona vuoto sotto l'ara. Il gran Sacerdote sorride.
"Maestro Hiram, pensavi davvero di poter celare segreti nel Tempio senza che i servitori del Tempio lo sapessero?"
Hiram abbassa il capo poggiando il mento sul petto che ha si solleva ed abbassa allo stesso ritmo delle onde placide che il costruttore fenicio osservava arrivare da bambino sulla spiaggia in cui aspettava il ritorno di suo padre che non aveva mai conosciuto.
"Maestro Hiram, perchè non ci sveli questi segreti? Noi siamo la voce dell'Altissimo, parla con noi..."
Hiram resta a capo chino. Poi i suoi capelli canuti vengono tirati indietro con violenza. Un fruscio metallico gli dici cosa sta accadendo prima che la lama di una spada si poggi alla sua gola e prema sulla sua carne rendendola fredda. I suoi occhi roteano impazziti mentre cercano di vedere l'uomo che gli sta facendo questo.
La voce del generale Giosafat è li accanto al suo orecchio destro.
"Maestro Hiram, perdonami, ma devi rispondere a ciò che ti chiedono i sacerdoti"
La voce di Hiram è strozzata dalla paura, dalla sorpresa e dalla amarezza. Il costruttore guarda in alto verso la luce e sussurra solo due parole "...no...mai...".
Nathaniel e il Gran Sacerdote si sorridono.
Friday, December 23, 2011
Grazie Ernest e auguri
"Se non sarai il mio biglietto augurale mi impiccherò al tuo albero di Natale" (Ernest Hemingway, 14 febbraio 1956, Finca Vigia, Cuba)Grazie Ernest anche per questo biglietto original. Penso a te in questo Natale difficile, perchè devo scegliere un libro da regalare ad una persona speciale, perchè mi salgono ancora le lacrime agli occhi all'ultima pagina del "Il Vecchio e il mare" (quel libro mi ha convinto da ragazzo che leggere è un piccolo paradiso personale) e oggi ci sentiamo un pò tutti smarriti e piccoli, e allo stesso tempo indomiti; perchè volevo visitare le isole nella corrente e perchè con Fiesta ho cominciato a comprendere alcune parti misteriose del mio animo d'uomo (e delle donne too). Poi penso a te perchè hai la faccia da Babbo Natale, ma non la risata. Ecco quella un pò ti è mancata, eppure che meravigliosa scialuppa di salvataggio è la risata. Bene, speriamo di riuscire a ridere sempre, anche di noi, di noi che scarabocchiamo elettronicamente e guardiamo avanti, alla prossima pagina bianca di futuro. Un augurio a tutti i bloggers, a tutti gli amanti (fedeli) della libertà, e a tutti quelli che sognano i leoni.
Il vostro affezzionatissimo (e latitante) Bartel
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