Rat race

Running

Friday, July 15, 2011

Just a perfect day

Qualche velo della notte appena finita si nasconde ancora tra i rami dell'ulivo, come d'abitudine negli ultimi cento e più anni. Facile nascondersi tra quei rami storti  coperti di piccole gemme. In basso,  tra le radici spesse che guardano ad oriente c'è la casa di una pietra  larga e piatta, un sedile su cui siede Hiram, il costruttore. La pietra è stata scelta con cura dall'uomo anni prima, ne troppo grande ne troppo piccola, non troppo irregolare e non troppo regolare,  chiara ma non troppo,. Ora la sua superficie è stata levigata dal corpo del costruttore che ogni mattina, prima dell'alba,  si siede sullo scomodo sedile e, guardando ad oriente attende con fiducia che il sole sorga, e nell'attesa pensa. Anche stamattina sua moglie, Myrhiam, lo ritroverà nel giardino della loro casa a Gerusalemme, seduto con la schiena dritta a guardare il sole che sorge con gli occhi socchiusi e il dorso delle mani posato sulle ginocchia. Come tutte le mattine gli arriverà accanto con una brocca di acqua fresca e riceverà il suo solito sorriso, lo stesso sorriso che lei, da bambina,  aveva visto sul viso abbronzato di un giovane uomo di Tiro. quello che poco dopo sarebbe diventato suo marito. La barba che circonda quel sorriso ora è meno scura, e ai lati dei suoi occhi del colore della corteccia dell'ulivo, ci sono piccoli tagli causati dalle unghia del tempo. Myrhiam, l'egiziana, ama quei graffi, quella barba brizzolata, quegli occhi, quelle mani, ama quell'uomo che costruisce il Tempio, il suo uomo, il padre dei suoi figli.  L'uomo avverte la presenza della donna e dischiude gli occhi sorridendo. Il suo volto è rilassato come dopo un lungo sonno, la luce nei suoi occhi è oscurata solo dal sole che sorge.
"Buongiorno, regalo di Dio"
"Buongiorno Hiram"
La donna gli porge la brocca da cui l'uomo beve bagnadosi la barba riccia. Una leggera folata di vento da oriente sussurra tra i rami dell'albero e scivola sui volti di marito e moglie. Hiram si solleva, abbraccia la donna sottile, affonda il viso nei suoi capelli ancora corvini e respira il loro profumo, mentre la piccola donna scompare tra le sue braccia. Poi la bacia sulla fronte e per un attimo affonda nei suoi occhi antichi. 
"Andiamo in casa"
I due attraversano il giardino fresco di rugiada e d'ombra e pieno di alberi da frutto e palme, entrano in casa dove un giovane miscuglio del loro sangue li aspetta in piedi.
"Buongiorno padre"
"Buongiorno Boaz"
Il giovane ha la struttura fisica del padre, braccia possenti e sorriso allegro, lavora anche lui alla costruzione del Tempio e ne è  profondamente orgoglioso.
"Padre cosa devo dire agli operai oggi? Abbiamo quasi finito la parte d'occidente..."
"Ho visto il lavoro Boaz...ottimo, ma vorrei che rivedessimo insieme il calcolo..., la parte del muro a sinistra mi sembra poco armoniosa, non sembra anche a te?"
"Si padre...è strano...è come se fosse stata sbagliata apposta...ma possiamo rivedere i calcoli con Jachin"
"Si precedimi al cantiere...io divento vecchio e tu hai le gambe agili di una capra..."
"Padre tu non  sarai mai vecchio..."
"E tu sarai sempre un bugiardo!"
Gli occhi neri di  Myrhiam si riempiono dei due uomini che si sorridono e un calore intenso sale dal suo ventre e si apre nel suo petto, allargandolo. Myrhiam respira la felicità.
"Mia signora , Jachin dov'è?"
La piccola donna ancora abbracciata alla brocca dell'acqua riemerge dalla sua beatitudine.
"Dorme Hiram, è tornato a notte fonda, stanotte è rimasto ad osservare le stelle, ti ricordi?"
"Si è vero...gli avevo affidato dei calcoli importanti per questi giorni...va bene...tu, Boaz precedimi...arrivo subito...devo finire la purificazione"
"Bene padre a dopo...."
I passi del giovane risuonano nella casa ancora silenziosa. Jachin li ascolta allontanarsi. Non dorme. Non può. Le stelle chiare stanotte gli hanno parlato e lui non vuole credere a ciò che hanno detto. Le stelle non gli hanno mentito mai, da quando ha imparato a osservale grazie ad un maestro delle Terre tra i Fiumi, perchè dovrebbero farlo ora? Si alza dal suo giaciglio e va dal padre. Hiram si stà lavando poco fuori dalla casa con l'aiuto di Myrhiam. Non si aspettano di vedere la figura sottile e nervosa  del giovane accanto a loro. I suoi occhi stanchi sono pieni di una nebbia che entrambi conoscono e che si chiama paura.
"Jachin! Pensavo dormissi...che hai?"
"Padre...madre...io...io...".
Hiram e Myrhiam guardano il giovane e si scambiano una occhiata interrogativa, Loro figlio Jachin è uno studioso, un saggio, ha ereditato la bellezza della madre e la sua intelligenza acuta, e una volontà che nessun sacrificio è riuscito a indebolire. Ora, li di fronte a suo padre e sua madre, sembra un bimbo spaventato e solo,
 "Parla Jachin...cosa succede? Problemi con i calcoli?"
"No, padre"
"Allora?"
Lo sguardo del giovane oscilla tra la madre e il padre, in cerca della forza per inspirare aria e parlare.
"Padre...le stelle...stanotte mi hanno parlato ...non devi andare al Tempio oggi...ti prego...."
"Jachin...io sono l'architetto...devo essre al cantiere oggi!"
"No padre...tu non capisci...ti prego madre convincilo...tu non devi andare al Tempio oggi...il Male vuole il Tempio e...e farà di tutto...di tutto per averlo...oggi".
Il volto di Myrhiam, divenuto di cera scura, si rivolge a Hiram che si asciuga il petto villoso chiando il capo per non mostrare i proprio pensieri.
"Mia Signora...figlio mio..."
L'uomo che si rinfila la tunica pulita stringendola alla vita con una cintura larga è Hiram Abif, il costruttore del Tempio di Gerusalemme. La sua voce è la voce dell'arte e della saggezza, della volontà e del lavoro.
"Da molto tempo ciò che è oscuro prova a circondare ciò che è luminoso, da molto tempo le pietre vengono sparse e sbriciolate invece di essere assemblate per formare muri e case e templi"
"Padre, ti prego ascoltami..."
"Jachin..." Hiram poggia la sua mano sinistra sulla guancia del figlio.
"Myrhiam..." la mano destra dell'uomo accarezza la guancia della sua sposa.
 "L'Altissimo ha disegnato le stelle e ordinato il loro cammino per uno scopo, noi costruiamo da molteplici anni il suo Tempio.  Io sono il suo architetto e con voi costruisco una casa per la Luce. Non abbiate paura."
Il solito sorriso allegro di Hiram abbraccia il giovane e la donna,  seguito dalle sue braccia, poi Hiram si volta e sale verso la stradina che  porta al Tempio scomparendo negli occhi di Jachin e Myrhiam che si cercano e si abbraccaino, metre le lacrime della loro anima diventano visibili.

Wednesday, July 6, 2011

TAV, TAX, SPES, UNI, PPP, OBAMA

Non sono impazzito, ancora, ma le parole del titolo sono un appunto preso mentre mi guardavo intorno arrivando in Ospedale e ascoltando la radio, uno schizzo di realtà, una impressione per non dimenticare (e chi ci riesce?). Qui vicino si sono menati black blok e poliziotti (mi sembra che i secondi ne abbiano prese di più), per un'opera che a seconda del vento è essenziale o non serve a niente e intanto sta li in mezzo (testimonio che il tratto milano torino della TAV non serve a un beneamato). Costruire costa, e soldi in giro pochi. Allora tasse mascherate mentre penso di acquistare una bella auto a uranio impoverito che la benzina e il gasolio fanno male a me e al mio portamonete e io non sono povero. A proposito, meglio tassare chi ha di meno e non viene a prendere l'aperitivo con me, altrimenti le tartine pro-adipe me le mangio da solo. Ma dato che di carettere siamo allegri, penso che c'è sempre una speranza. Anche qui. Poi partecipo a riunioni e ascolto discorsi e vedo budget e guardo giovani lavorare bene e con amore per poco (meglio, se li paghi di più smettono di lavorare!!! Ci vuole pungolo ci vuole nelle università) e mi immagino i discorsi dei loro genitori di sera :"era meglio farle fare la parrucchiera! Te l'ho detto ma tu volevi il pezzo di carta...guarda il figlio della Marchetti che ha aperto la carrozzeria...guadagna un sacco, paga poche tasse e ha già due case...pirla che non sei altro...." "Se era per te era meglio farle fare la puttana...pardon la escortatrice".
E anche la speranza ha un mancamento e penso che stò paese è quello che è ma qualcuno glielo dovrebbe ricordare. Un tempo (ma parliamo di molto tempo fa) esistevano e camminavano tra noi gli intellettuali (bada bene non ho detto giornalisti, ma intellettuali, e non ho detto accademici, ma intellettuali) e adesso si vive spesso nel loro ricordo. E allora un gruppo di neuroni in fondo alla mia teca cranica ha cominciato ad alzare la mano in maniera scomposta e a fare gesti richiamando la mia attenzione mentre parcheggiavo. "Ehi fratello ti ricordi di Pier Paolo Pasolini?" "Chi? il frocione comunista?" "Si , quello di Petrolio e dei film tristi e della poesia su Valle Giulia, quello che diceva che ai poliziotti bisogna dare fiori...pecchè so figli de povera giente..."
Hanno ragione a ricordarmi di PPP,  e rispetto a quaranta anni fa non vedo molte differenze, ma temo che ci saranno altre TAV e aziende e piazze piene senza che nessuno dica chiaro come stanno le cose, se non ci rendiamo conto di essere un unico paese, grande anche nella sua meschinità. Un paese in cui un capo di governo faccia come quel giovane abbronzato che sta alla Casa Bianca (Americani, che fini umoristi!!!),  dica che la sua gente, tutta la sua gente, giovani e vecchi e slavati e colorati e ricchi e poveri, tutta, ha abbastanza capacità per farcela ad uscire dalle difficoltà perchè è forte, capace, appassionata e lui, lui è ORGOGLIOSO della sua gente, di tutta la sua gente, di appartenere ad un grande paese unito e forte. Ecco cosa non siamo. Non siamo un paese. Ma panta rei e se anche le montagne cambiano, perchè non lo dovremmo fare noi?
B

Monday, July 4, 2011

Assenza giustificata e nuova visione (laser ad eccimeri)

Le righe saranno poche. Non dovrei neanche essere qui. Qui davanti, intendo. A scrivere, intendo. Infatti la vista è ancora un pò annebbiata, ma da quando ho cominciato con questa roba che si chiama blog, e che mi ricorda la fanghiglia di paludi oscure in cui si formano bolle di gas venefico (ma forse è proprio cosi), dicevo, da quando ho cominciato a scivere sti post mi sono ripromesso di farlo appena possibile. In realtà è una bugia. Ho bisogno di scrivere, come chi mi legge ora. Divago. Senilità? No, lacrimazione. Una settimana fa mi sono deciso a darci un taglio, alla miopia intendo e mi sono sottoposto a cinque-dieci minuti di intervento chirurgico nelle capaci mani di un amico munito di laser ad eccimeri (no, niente star wars, anche se mi sarebbe piaciuto...). Adesso ci vedo senza occhiali, ho perso l'aria da professore e ho la faccia da uomo-che-ha-perso-gli-occhiali-e-ha-lo-sguardo dolce-da-miope- leggero-mica-da-ragionier-Filini. Giro con occhiali da sole da buttafuori anche nel tardo pomeriggio, niente piscina o mare per un pò, va bene ma ne vale la pena, basta lenti, basta occhiali, solo un pò di pazienza. Poi in questi giorni mi guardo molto più intorno ed è bellissimo. Nei primi giorni potevo solo andare in giro a piedi, niente bici, figuriamoci auto. Ho scoperto che alcuni palazzi che ho sempre guardato distrattamente per 300 giorni l'anno hanno facciate nascoste e belle, balconi tropicali, messaggi spray profondi ed artistici, ho scoperto alberi da frutto in giardini insospettabili, decorazioni liberty su paletti spartitraffico, nuvole allegre e amiche del neo-vampiro che mascherano il sole. Insomma me ne  vado in giro come un cretino appena nato. E come tutti i neonati anche io imparo. Anche cose che non vorrei. E non trovo un sostantivo diverso da "cosa". Tre giorni fa vagavo in  questo stato di meraviglia e le mie orecchie da semicieco hanno intercettato una discussione alle mie spalle e e posso giurare sulla testa del mio oculista che ciò che scrivo è vero.
A:"...ma poi, vedi io con i tunisini...io non capisco...sono proprio cosi....io non vorrei mai parlarci, che tanto non si può"
B: "...ma tutti quelli la...tutti sti islamici...proprio da bombardarli...che a casa loro si scannano...no, no, non si può parlare con questi..."
A: "si che sono diversi...poi vedi...io con un ebreo....e bada che un ebreo è propio cattivo...io con un ebreo ci posso anche parlare....non lo voglio intorno ma ci posso parlare...ma con questi...no voglio nemmeno parlarci..."
B"...e intanto che si fa ...è cosi purtroppo...ma hai ragione, con un ebreo ci puoi parlare..."
Ho pensato:"Ecco, mi sono rincoglionito, allucinazioni acustiche...acufeni freudiani..."
No, non erano acufeni, erano voci vere.
Ho pensato : "adesso mi giro e con i miei occhiali da buttafuori e i miei addominali possenti spavento 'sti due naziskin"
Sono passato davanti ad una vetrina e li ho visti riflessi ad un metro, un metro e mezzo da me. Avranno avuto sessanta anni, canuti, nonni probabilmente. Sandali francescani, polo colorate, borselli a tracolla, abbronzati ed in buona salute. Uno occhialuto. Sorridenti. Potrei essere come loro tra qualche anno. Brava gente ad occhio e croce. Mi sono fermato davantio alla vetrina piena di magliette colorate per surfisti (sai, le onde del lago...quando passa il traghetto...e non ti dico le risaie poi...). Ho aspettato che mi sorpassassero e ho cambiato strada.
Ho pensato : " appena posso lo scrivo su pietraluce...forse no...meglio un caffè adesso..."
Adesso mi bruciano gli occhi per colpa vostra. Per colpa loro, ma mica si può stare sempre zitti, o no?
Ciao
B

Thursday, June 16, 2011

Realtà letteraria realmente rara (rotacismo alle ore 6.58)

Prima voce maschile, età 25-30, accento non identificato "Ciao a tutti sono le 6.58 e abbiamo in linea Vittorio...ciao Vittorio, allora libera la tua scimmia...dicci tutto...coraggio..."
Seconda voce maschile, timbro più basso, età 30-35, accento area lombarda "Vai Vittorio ...liberati e raccontaci , da dove chiami?"
Terza voce maschile (nasale), età 25-30, forte accento Nord-Est, area Treviso " Eh, son qui che chiamo dal ........ e sono laurato in ...." (telefonata disturbat, probabilmente cellulare in movimento)
Seconda voce " In giurisprudenza? Sei un avvocatone allora..."
Prima voce  "Un avvocato!!! Ma con quanto ti sei laureato?"
Terza voce "Con 97"
Prima e seconda voce sovrapposte "Dai su ...97 ...Onorevole...si....ok ...va bene...onorevole...ma dai...racconta allora...si..e ora che fai?"
Terza voce " Vesto i morti"
Prima voce, esitante "Vesti i morti.... cioè..."
Terza voce " Eh,  li vesto ...li lavo e poi li vesto...per il funerale"
Seconda voce "Insomma fai il becchino e quindi prepari le persone per le esequie"
Terza voce "No io lavoro in Ospedale..."
Prima voce " ...e come mai hai scelto di fare questo mestiere?"
Terza voce "Eh, mi sono laureato...non trovavo lavoro...poi mi son trovato con una famiglia...ho visto questo concorso in Ospedale...l'ho fatto e l'ho vinto e ora vesto i morti..."
Seconda voce "E quanto guadagni con questo lavoro?"
Terza voce "1400"
TErza voce "Non male, direi va bene no?"
Prima voce "Si, onorevole...senti Vittorio allora ci fai sentire la tua scimmia...che speriamo sia viva!"
Terza voce "Eh, si certo..è viva..."
Seconda voce "Allora dai Vittorio, facci sentire...libera la scimmia!!!"
Strani rumori animaleschi, risate "Uh uh uhUHHH uhh..."
Seconda voce "Va bene, ciao Vittorio e ora le notizie..."

Trasmissione di Radio DEEJAY ascoltata stamattina in auto alle ore 6.57. La trascrizione è lo scarno resoconto della trasmissione, non è stata arricchita in nessun modo, anzi probabilmente la mia memoria non ha trattenuto qualche particolare (non sono sicuro del nome Vittorio).
Buona giornata.
B

PS Ciao Renatino

Monday, June 13, 2011

Sette di tutto (V)

Decisamente Julian ama più gli animali degli uomini, ma si lucida ogni giorno gli stivali  e cerca di essere sempre bello per le donne.
Il bambino si risveglia per il dolore “Piano Julian, piano…”. Fuori nel corridoio voci concitate; una donna urla qualcosa in dialetto, l’urlo sale d’intensita, diventa un latrato di paura e dolore, qualcuno corre, la porta si spalanca ed appare lei. Il dottore se ne accorge dallo spostamento d’aria

“Dotto’,  dotto’ u piccinn dotto’ u il bambino... che s’è fatto?! E’ morto è morto?”
Delle ombre scure sono entrate nella stanza, l’allagano: donne, cinque, sei, brune di capelli e abiti e occhi e tra quel colore scuro e veloce, tra quella massa calda una, due macchie chiare, troppo chiare, due occhi azzurri.. Dietro suor Ginetta con le ali in movimento ha cercato di arginare l’onda nera, ma non ce l’ha fatta, impossibile fermare delle madri, forse con i fucili, ma la suora è disarmata, e Julian ride di tutti quegli ormoni in movimento.
"Sentite signorina, il bambino ha una costola rotta e qualche taglio. Bisogna ricoverarlo qualche giorno cosi almeno mangia. Voi siete la  sorella? Bisogna avvisare la mamma!"
"Sono io la mamma dottore" gli occhi azzuri della donna spiano negli occhi educati del medico un'ombra di contenuta incredulità. Vent’anni, forse ventidue. Un corpo snello, leggero e due occhi da bambina cosi chiari. I seni sono appena accennati sotto il vestito che doveva essere blu un tempo. Deve avere l’abitudine di mangiarsi le unghia. La fede non c’è , l’avrà data alla patria o a qualche strozzino. I capelli castani sono tenuti da forcine, ma una ciocca è sfuggita nella corsa che ha fatto dalla fila per il pane dove l’amico di Lino era arrivato senza fiato e terrorizzato. Il bambino si era inginocchiato davanti alla madre dell’amico e piangendo ha vomitato parole morsicate su americani e morti,  un uomo nero e frutta. Il terrore aveva scosso la fila del pane, stanca e rassegnata un attimo prima, poi l’adrenalina si era trasformata in urla e un branco di donne, sorelle di utero e parti e aborti e figli mai tornati, si era messa a caccia di un corpo, di una vittima e di un carnefice, tirando per un braccio il bambino che aveva dato l’allarme e trascinandolo via per le strade polverose.
Il branco aveva raggiunto il camion e a gesti e spintoni era stato spinto verso il vecchio ospedale poco distante. La piccola folla era arrivata nella piazzetta adiacente l’ospedale ed un drappello staccatosi dal corpo centrale era volato rumorosamente su per le scale come uno stormo di corvi ubriachi. Ora le donne un po’ placate vengono spintonate furori da Suor Ginetta e da Julian che ne approfitta per palpare un po’ di carne soda e sudata.
Il medico guarda la nuca della madre, una mano riporta la ciocca di capelli  dietro l’orecchio ma le ricade sul naso al minimo movimento. Cerca di soffiarla via stizzita. Il medico si immagina il volto da ragazzina che chiama le carezze. La madre guarda gli occhi socchiusi del bambino, gli prende la testa tra le mani e lo bacia  sul viso una, dieci volte come se volesse mangiarlo gemendo. poi si ferma, lo guarda e le sue spalle cominciano a tremare spinte da una rabbia violenta che ha bisogno di sfogarsi. La mano destra si alza di scatto e resta per una frazione di secondo sospesa alta sulla testa.  Vorrebbe colpire abbattersi su quel dannato bambino, giù feroce ma un’altra mano afferra il polso minuscolo ed il pollice. Il corpo ha già cominciato la sua curva ma frena e compie un mezzo giro
Il suo volto è contro quello del medico, le palpebre si abbassano mentre il fiato caldo dell’uomo accarezza il viso. Occhi scuri negli occhi azzurri. “Calma, basta adesso… è tutto finito signora… calma”. La voce dell’uomo è tranquilla, bassa, senza scosse. I due sembrano ballare, quasi avvinghiati in una lotta. Suor Ginetta si avvicina, abbraccia le spalle della donna che si lascia portare via, assente a questo mondo, caduta nella stanchezza di chi pensava di morire ed invece si ritrova vivo e ha bisogno di tempo per rendersene conto. E’ passato. E’ tutto passato. Negli occhi stanchi dell’uomo con il camice le due donne spariscono fuori dalla porta che si chiude, mentre una leggera corrente d’aria gli accarezza il viso e lo riempie di una strana nostalgia senza motivo.
Julian non c’è più nella stanza. Tutto normale. Aureliano Ayala continua da solo il suo lavoro, lentamente e con precisione mentre il bambino si lamenta piano.
Dopo qualche minuto la porta si riapre piano e Julian sempre sorridente riappare.
“Certo che voi Italiani mi paiacete molto, cioè mi piacciono le ITALIANE…ah, ah.. ma siete tuttiun popolo divertente …si…divertente e sorprendente…yes, yes, yes…visto che confusione? Bellissimo, che colori e che cosce!!!”
Il dott. Ayala sorride, Julian è cosi, esagerato ma un pezzo di pane.
“Sai Aureliano ho fumato una sigaretta con il negro che ha portato il bambino. Lo sai chi è? E’August J. Lee “.
“Accidenti ...August J. Lee! E chi cazzo è August J. Lee?”
“Dottore dottore come sei volgare; Il negro è famoso nella US Army. Canta, è una specie di cantante lirico, un soprano.”
“Allora è un pederasta”
“Come?”
“Dico... se è un soprano gli hanno amputato i testicoli, lo hanno castrato, è un eunuco.
“Ah... no... volevo dire ...come si dice...tenore”
“Cosi va meglio...un tenore negro...non ce ne sono tanti.  Ma se non parla italiano come fa a cantare?”
Un po' di italiano lo sa.  Lo ha imparato a New York,  per il resto impara a memoria ma credo che sbagli tutti gli accenti e le doppie che avete nella vostra lingua, ma è cosi contento che lo hanno mandato qui in Italia invece che a Honolulu cosi può imparare l’italiano. Mi ha chiesto se gli do lezioni di italiano in cambio di sigarette e tutto quello che voglio. Lui sta ai rifornimenti...”
“Ottimo affare basta che non sparisci dall’ospedale”
“No, no, tranquillo fidati..senti, a proposito perché non lo presenti al tuo amico, quello che suonava nell’orchestra...magari  lo  aiuta!”
“No, non adesso, non sta molto bene...”

Friday, June 10, 2011

Still alive (love and war)

Stavo per scrivere un post infarcito di pensieri profondi iniziando con una giustificazione per aver smesso momentaneamente di scrivere, seguita da una previsione ottimistica verso il fine settimana che sarà variabile come capita spesso ultimamente mascherata da esortazione ad andare a votare per i referendum, con una chiusura sulla bellezza della vita. Poi invece ho appoggiato le dita sulla tastiera e ho sentito la necessità di ringraziare qualcuno per ciò che stavo facendo, per la possibilità di poter scrivere liberamente i miei pensieri e di avere persone che li leggono e li condividono o li rigettano, ma sono comunque in contatto in quel momemto con me. Sembra niente, ma è una fortuna, una incredibile fortuna essere liberi. Direte  voi "ma che liberi ...siamo controllati, manovrati, ascoltati, mercificati, convinti, ignorati, stritolati...". Forse avete ragione, ma ciò che pensiamo, ciò che amiamo, non ci può essere sottratto tanto facilmente e fuori dalla finestra il sole della pianura padana tira calci alle nuvole e dà una occhiata giù. Quindi cosa costa qui ed in questo momento essere felici di essere liberi, di poter scegliere? Lo fanno anche le statue del mio minicinema che smettono di fare la guerra e vivono qui e ora (cklick it). Buon fine settimana.
Bartel
PS Penny ci sono e prometto che tornerò presto a scrivere
PS ho fatto il militare in Marina...

Tuesday, May 31, 2011

Te pensa...

Si, inutile nasconderlo, tanto viene tutto a galla. Sentimenti compresi. Inutile fare finta di niente, ignorare sia l'irritazione che l'ottimismo. Irritazione per le bambinate indegne, ottimismo perchè a volte questi posti ti sorprendono. E' un mese che non posto, troppo da fare, troppo da rincorrere, troppo da parare e se vivi a bassa frequenza trasmetti poco, e ciò che è più grave ricevi poco dall'universo mondo, poco di tutto. Poi ieri pomeriggio qualche parte di Italia ha presentato sorprese ampiamente annunciate e ti sorprendi a pensare: "Però, eh...te pensa...". Poi a casa tua succede di tutto, succede che una parte politica (no, una parte sociale) data per sconfitta al primo turno (ricorderò per sempre il sindaco in pectore quindici giorni fa dire, con la sua faccia da Mr.Bean- non insulto, è proprio uguale!-, "sono sereno, ci sono 15 punti di distacco...") vince e vince bene. Epopure la città in cui vivo, rispetto ad altre è ben governata anche se ultimamente nell'aria si comincia a sentire l'insofferenza per certi atteggiamenti grossolani, per certa arroganza, un pò di riflesso nazionale, un pò troppi cretini in giro che offrono penne e caramelle e colazioni e aperitivi e cominci a sentirti un pò popolo bue, un pò cavallo comandato dai porci (Orwell) e pensi "e se gli dessi una scossettina, leggera, cosi per vedere?". Invece è un elettroshock! Ops, sorry, I didn't mean it...avete imparato? Nulla dura per sempre, né la vigliaccheria né l'arroganza, né il menefreghismo, né certe facce laide da ladri o profittatori (se ne accorge il tuo istinto, quando ti parlano porti la mano a controllare il portafogli nella tasca della giacca). La prossima volta presentate gente più presentabile, meno abbronzata (non perchè lavori nei campi) e che sappia dire due parole in croce senza copione e che magari abbia una idea propria originale (che non sia quella di sistemarsi con tutta la famiglia). La prossima volta presentate delle persone per bene, che si facciano conoscere prima delle elezioni (cioè ti dicano "Buongiorno" se ti incrociano) e che non lascino una scia di bava e cerone (e parlo di uomini e donne che ti sorridono da foto photoshoppate).
 La prossima volta che andrò a votare voglio votare per uomini e donne che pensano di far qualcosa per tutti, e me ne frego del colore, in politica sono daltonico. Si sono un coglione ottimista, te pensa, e allora?
Pace e bene e buon lavoro italiani.