Basta distrazioni, coraggio al lavoro. Torno al motivo fondante di questo blog. Era un pomeriggio di settembre e la mia vita, come quella di tutti noi, se ne fregava bellamente dei miei sforzi nell'orientare la prua delle mie situazioni verso un mare meno agitato. Macchè!!! E allora scappo! Dove? Tra le braccia di una escort (si una puttana) gratuita, la scittura. Al massimo ti lusinga con qualche pagina che somiglia a ciò che hai pensato di scrivere, ti fa pensare che potresti anche finire un libro, finalmente, dopo anni (ma certo scrivi pure decenni) di racconti, storie cominciate e mai finite (perchè tanto...), di poco tempo per scrivere perchè ti tocca vivere, di lotta con la paura di scrivere che ne soffoca il piacere. Cosi ho deciso di aprire un blog per forzarmi a finire un progetto di scrittura. Il tutto un pò troppo drammatico, vero? Ma è un modo come un altro per metter ordine. Poi mi sono lasciato prendere la mano, perchè, come tutti quelli che ora leggono queste righe, io amo quella puttana. si l'ho detto, la amo, lo confesso. Mi fa star bene, mi fa parlare con l'uomo che che mi guarda allo specchio la mattina mentre mi rado, mi fa sentire l'odore dei fiori di plastica se necessario. Allora ricomincerò a scrivere di Pietraluce, di tre persone che si incontrano per caso in Giappone negli anni ottanta, si dividono e vivono tra vent'anni ricordando qualcosa che è accaduto, scoprendo il punto d'origine delle traiettorie delle loro vite e molto altro: le vere persone che vivono sotto le loro palpebre chiuse. Ok, va bene, ho detto (scritto) quello che il caffè di mezza mattina ha suggerito. Ad maiora
B
Pensieri per un viaggio tra la Pietra e la Luce (poi ho scoperto che la pietraluce è un materiale per i sanitari...maktub, tutto è scritto!)
Friday, October 29, 2010
Thursday, October 28, 2010
Bologna sotto la pioggia (III out of III)
Respiro e penso a quel seme venuto da chissà dove mentre i vetri si appannano un po’ e io con loro.
Eccolo. Sta parlando con qualcuno, un collega si direbbe. Gesticola molto, si vede che è abituato a spiegare davanti ad un pubblico, ad insegnare. Sposta la borsa di pelle da una mano all’altra continuamente. Ogni gesto è plateale, viene caricato di significato. Anche da questa distanza riesco a capire tutto. Ogni gesto é una frase. Qualcuno ha fatto un errore, ha sbagliato di grosso ed adesso sono fatti suoi, meglio, sono cazzi suoi, non è possibile sbagliare cosi, lo ha fatto intenzionalmente, ma se crede di fregarmi… la pagherà di sicuro. Io me ne lavo le mani, fate voi.La testa dell'altro oscilla in un altalena di si e di no, ma il piccoletto evita di incrociare lo sguardo di Mortara. Lo disprezza, ma non può palesarlo. Mortara è potente e pericoloso. Adesso si salutano sorridendo e sono sicuro che si staranno augurando a vicenda una morte dolorosa. Sarà meglio muoversi prima che incontri qualcun’altro. Gli corro dietro zigzagando tra gli studenti che affollano il portico e che sembrano andare tutti nella direzione opposta alla mia.“Professor Mortara... Professor Mortara, mi scusi...mi scusi...Professore...”Lui si volta rigido, infastidito, mi dà un occhiata dall’alto in basso e visto il taglio della mia giacca e la borsa fatta a mano nella mia mano sinistra pensa che sono forse degno di parlargli, forse appartengo al suo clan. “Professore mi scusi se la disturbo, sono Mattia Torre”. Gli porgo la mano e lui di riflesso allunga la sua, tentando di ricordarsi dove mi abbia visto o abbia sentito il mio nome. Sorrido per tranquillizzarlo. Mi stringe la mano rapidamente e senza forza. “Guardi, sono stato incaricato di consegnarle ...scusi un attimo...” Apro la mia borsa e frugo all’interno rapidamente. Gli allungo una cartellina azzurra “...questa pratica da visionare”. Mortara apre la cartellina con sguardo interrogativo, legge le prime righe ed impallidisce. Amo questi momenti, tutto è stato predisposto ad arte ed ora il mio compito è facilissimo. Le pupille di Mortara sono dilatate nella penombra dei portici. La luce le attraversa e sulla sua retina ci sono io con una mano ancora nella borsa ed il mio sorriso per bene. Non sa cosa fare e non lo saprà mai. Estraggo la mia Beretta ben oliata e lucida e sparo due colpi al cuore da mezzo metro. Tra la quarta e la quinta costa sinistra si formano due macchie scure che si fondono in una sola. Il professor Mortara si inginocchia e per poco non mi cade addosso. Mi scanso di lato, qualcuno grida, qualche ragazza fugge, tutti guardano verso di me. Raccolgo immediatamente la cartellina azzurra ed estraggo il mio distintivo dalla borsa. Me lo aggancio ad un’asola della giacca ed aspetto. I ragazzi intorno hanno visto tutto, si sono fermati pietrificati intorno a me, ma adesso il mio distintivo e la pozza di sangue che si allarga li scacciano via. Solo un paio di loro sembrano più resistenti. Mi fissano. Io li fisso di rimando. Vinco io, loro abbassano lo sguardo e vanno via. Un tempo mi sarebbe stato più difficile, ma l’esperienza serve pur a qualcosa. Arrivano finalmente due carabinieri di corsa. Un minuto scarso, non male. Hanno entrambi le mani sulla pistola nella fondina aperta, poi vedono il distintivo e si rilassano. Il più giovane è più lento a capire, ma guardando l’altro allontana la mano dall’arma..“Buongiorno”“Buongiorno, favorisca i documenti prego...” Gli allungo il distintivo e la patente.“Signor ...Dottor Torre... e va bene che lei è un ispettore giudiziario, ma per la miseria, ci sono i silenziatori...lei mi mette in subbuglio tutta la zona a quest'ora poi...mi scusi sa...”“Si ha ragione, mi scusi ma il silenziatore mi si è rotto proprio stamattina...e non potevo rimandare... lei capisce…“Bugiardo. Questa è l’unica libertà che mi prendo nel mio lavoro, diciamo il mio tocco da artista, la mia firma. Mi piace il suono dello sparo che è assordante da vicino e a volte sembra quasi di poterlo vedere mentre si propaga nell’aria e raggiunge il soggetto contattato, il soggetto da rettificare, e poi gli altri intorno. In quel momento tutto si ferma ed esiste solo lo sparo, la punizione, la giustizia. Quasi una teofania. Inutile spiegarlo al carabiniere. Lo vedo benissimo che non mi crede. L’angolo destro della sua bocca si piega leggermente mentre non mi guarda e mi allunga il distintivo.” Senta ...io devo farle comunque una multa per spari non autorizzati in luogo pubblico...lei capisce ...domani il mio superiore potrebbe contestarmi il fatto, con tanta gente...è pericoloso...” ed estrae un taccuino dalla tasca. Non contesto, la pagherò di tasca mia, non importa. Il più giovane si occupa del morto, gli ha preso il portafogli . “Collega, questo si chiamava Sergio Ersilio Mortara, che cazzo di nome ...e guarda quanti soldi aveva...”. Io ed il collega allunghiamo il collo. Nel portafogli ci sono almeno un migliaio di euro in biglietti di grosso taglio, forse più. Il mio sguardo incontra quello del carabiniere più anziano “Strano...gente di quel tipo non gira mai con i contanti, usano solo carte di credito”. Ci fissiamo un attimo, poi il carabiniere annuisce con un rapido movimento della testa verso il compagno e i soldi arrivano nelle tasche del giovane quasi istantaneamente. Si chiama comunicazione non verbale. “Senta dottore, per questa volta niente multa...però la prossima...” Le parole vengono coperte dalla sirena della autoambulanza. La gente intorno guarda un attimo e poi riprende la sua strada. Solo due vecchiette si sono fermate a pochi passi da noi. “Ma te pensa , proprio lui, una persona per bene...” “Hai ragione, hai ragione Elvira, che roba...da non credere...che roba...” Faccio firmare i soliti moduli per la rettificazione ai due carabinieri in qualità di testimoni, rimetto il tutto nella cartella e stringo loro la mano. Il carabiniere anziano mi indica con la testa la barella coperta dal lenzuolo “Senta dottore, per curiosità...ma che aveva fatto il professore là?”. Ormai siamo in confidenza, glielo posso anche dire “Era riuscito a non farsi condannare per commercio illecito di prostitute e bambini, il giudice era un suo amico...stesso ambiente, una partita a golf, una gita in Sardegna, qualche donnina allegra...e poi noi li abbiamo beccati, il giudice ha confessato ed il suo amico è stato condannato, solita storia”. Loro mi salutano militarmente e il più giovane mi regala un sorriso grato e conclude l’episodio con l’indice oscillante. ”Non si scappa eh...la legge è uguale per tutti!”“Già, non si scappa”. E’ tutto finito, è ora di tornare a casa. Le vecchiette sono ancora lì, ma hanno riaperto gli ombrelli infastidite da una pioggerella leggera leggera, impalpabile. A noi due piaceva passeggiare sotto la pioggia. Bologna non è abbastanza grande per annacquare i ricordi. Arrivo all’auto e prima di aprirla aspetto un attimo. Spero che tu esca da quel cancello. Finirà prima o poi, finirà. Mi infilo in auto e torno a casa. Magari sarai lì ad aspettarmi dietro i vetri. Un sms mi vibra in tasca. Mi è appena arrivata una contestazione per spari senza silenziatore in luogo pubblico.
Tuesday, October 26, 2010
Bologna sotto la pioggia (II out of III)
L’Adriatico è di cattivo umore sotto la pioggia. L’auto attraversa la cittadina e si avvicina al casello autostradale. A quell’ora la A14 è affollatissima, Tir targati Foggia e auto di Ancona si inseguono verso Nord. Bolognesi e Riminesi scivolano senza fretta a Sud. L’auto grigia è potente, non le interessa giocare e pian piano comincia a contare i caselli: Fano, Pesaro-Urbino, Cattolica, Riccione, Rimini Sud, Rimini Nord. Ogni casello qualche amico, qualche ricordo, qualche gita o qualche lavoro. Tra i tergicristalli in azione arrivano Cesena e le barche di Cesenatico, Forlì e due pazzi furiosi con cui passare le serate in allegria, lo svincolo per Ravenna, Faenza e la sua puzza, Imola e tutte le volte che non sei riuscito ad andare al Gran Premio tanto è meglio in televisione, Castel San Pietro, poi fuori dall’autostrada a Bologna San Lazzaro, poi la tangenziale, viale Stalingrado, il ponte sulla ferrovia, poi a sinistra sui viali e dopo un pò al semaforo a destra su via Irnerio. Qui solo parcheggi a pagamento e piove ancora. Qui accanto a via Filippo Re andrà bene lo stesso. Ti ricordi di tutte le volte che ti venivo a prendere qui ad Agraria per portarti a pranzo da qualche parte? Arrivavo in bici da Giurisprudenza e tu eri cosi felice quando mi vedevi. Una volta mi sono nascosto vicino al bar e ti ho vista parlare, ridere e scherzare con i tuoi amici. Ti toccavi sempre i capelli. Eri cosi bella, sei cosi bella. Mi era piaciuto vederti vivere senza di me. Lo so che lo dicono sempre tutti gli innamorati, lo so. Allora ero pazzo di te ed un po' lo sono anche ora. Mi piacerebbe rientrare li dentro e ritrovarti come allora, ma lo so che non sarà cosi. Però mi piacerebbe. Sarà meglio pensare al lavoro. Ridiamo un’occhiata alla pratica. Qui c’è una foto tessera della persona da contattare. Ha uno sguardo superbo, strafottente, sicuro. Occhi scuri, profondi, pelle curata. Una stempiatura troppo alta per non essere l’inizio della calvizie. Soldi ne deve avere molti. Il vestito è sicuramente di sartoria, la cravatta di seta, con un nodo piccolo un po' fuori moda. La pratica parla di proprietà in mezza Italia, intrallazzi in mezza Europa e viaggi in mezzo mondo. E’ arrivato a metà dell’opera. Verso le tredici sarà in Via delle Belle Arti, proprio qui a 50 metri. E’ un abitudinario, andrà a pranzo nel solito posto. Non mi resta che aspettare. Nell’aria c’è un odore di terra bagnata e di qualcos’altro, qualche fiore del giardino d’agraria qui di fronte si deve essere dischiuso.
Staffetta dell'amicizia (grazie Sonia)
La cara Sonia (lalocandanellabrughiera.myblog.it) mi ha "nominato" in questa piccola Staffetta dell’Amicizia. Vincendo la mia timidezza e foraggiato dall'amicizia di Sonia partecipo allegramente rispondendo ad 8 domande in modo tale da condividere un pezzettino di me. Mi piace questo gioco anche perchè le domande sono un invito ad un viaggetto nella memoria. Alla fine di questo post io nominerò altri amici blogger e chi vorrà accogliere il mio invito dovrà inserire l’immagine qui sopra, rispondere alle domande e nominare altri, ma come dice Sonia "per "chi non vorrà, non importa. Alla locanda nulla viene mai imposto" e neanche nel mio piccolo blog.1- Quando da piccoli vi veniva chiesto cosa volevate fare da grandi, cosa rispondevate?
Astronauta, mi affascinavano le immagini dalla Luna di signori in tuta bianca che saltellavano, poi mio padre mi regalò il piccolo chimico e decisi che sarei diventato uno scienziato. Fatto!
Astronauta, mi affascinavano le immagini dalla Luna di signori in tuta bianca che saltellavano, poi mio padre mi regalò il piccolo chimico e decisi che sarei diventato uno scienziato. Fatto!
2- Quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
Goldrake, guardavo Heidi con mia sorella piccola, ma piaceva anche a me, poi SuperGulp con Alan Ford e Nick Carter (e l'ultimo chiuda la porta!!!)
Goldrake, guardavo Heidi con mia sorella piccola, ma piaceva anche a me, poi SuperGulp con Alan Ford e Nick Carter (e l'ultimo chiuda la porta!!!)
3- Quali erano i vostri giochi preferiti?
Soldatini dell'Atlantic in scala minuscola, grandi battaglie campali nel balcone di casa, poi pallone e pallone e pallone.
Soldatini dell'Atlantic in scala minuscola, grandi battaglie campali nel balcone di casa, poi pallone e pallone e pallone.
4- Qual è stato il vostro più bel compleanno e perchè?
Il prossimo
Il prossimo
5- Quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
Scalare a mani nude una parete di roccia, nuotare con i delfini, riprendere a viaggiare per mesi in paesi lontani vivendo come gli abitanti del luogo
Scalare a mani nude una parete di roccia, nuotare con i delfini, riprendere a viaggiare per mesi in paesi lontani vivendo come gli abitanti del luogo
6- Quale è stata la vostra prima passione sportiva o non?
Se rispondo calcio è scontato? Dopo ho scoperto il rugby e la vela vivendo all'estero
Se rispondo calcio è scontato? Dopo ho scoperto il rugby e la vela vivendo all'estero
7- Qual è stato il vostro primo idolo musicale?
Queen, Queen, Queen poi Talk Talk (va be sono diversi) e amavo patsy kensit (eigth wonder), poi ho scoperto David Bowie e allora...
Queen, Queen, Queen poi Talk Talk (va be sono diversi) e amavo patsy kensit (eigth wonder), poi ho scoperto David Bowie e allora...
Babbo Natale mi è debitore di un sacco di roba, ma ho ricevuto molto altro e facciamo pari e patta!
I blogger nominati sono:
laclarina (senzaerroridistumpa) mi piacciono gli argomenti di cui scrive e come ne scrive
carmine de cicco (carminedecicco) persona che segue con immenso coraggio e pazienza il mio blog
arturo (destinazione cuore stomao e cervello) mai banale
giardigno65 (zenzeroguru) bel blog really
Miss Moneypenny (missmoneypenny.myblog.it) deliziosa incoraggiatrice
strega Athena (/strega-athena.myblog.it/) dal primo mandi in poi non la si ferma più
manxuetagerb (manxuetagerb) molto promettente
botta e risposta (bottaerisposta.wordpress.com ) e me logodo proprio sto blog
Girasole (via000.wordpress.com) la poesia è poesia
A presto
B
Bologna sotto la pioggia (I out of III)
Mi piace svegliarmi con la musica. La musica penetra pian piano nella mia mente, mi strappa lentamente dal sonno e dai sogni. La musica rischiara. Cosi mi alzo di buon umore. Questo è importante. Me lo diceva sempre anche mia madre “Mattia, un sorriso all’alba e tutto andrà bene, credimi...”. Il buonumore dura però solo qualche minuto e solo perchè le sonate di Mozart per piano sono dei piccoli capolavori. Il vecchio Amadeus le aveva scritte per clavincembalo e poi sono state adattate per piano. Uno lavora tutta una vita e poi il frutto del tuo lavoro finisce nelle mani di un altro che lo cambia, magari lo snatura. E’ un po' quello che mi è successo con te. Ho lavorato tanto per questa casa, per questa vita, poi è arrivato un altro e tutto è finito. Eri il mio capolavoro. Ogni mattina la stessa storia. Tra un andante cantabile ed un allegretto della sonata n.10 K330 bevo il caffé e ti penso come se tu fossi qui seduta accanto a me . Lo so che adesso starai bevendo il caffé da un’ altra parte. Cristo non ci si abitua mai al dolore. Almeno c’è il lavoro. Poi oggi la giornata sarà particolarmente lunga, mi tocca arrivare a Bologna. Proprio a Bologna. Pazienza, è lavoro. Mi ricordo che non mi chiedevi mai nulla del mio lavoro. A te bastava che tornassi a casa. Ti piaceva prepararmi tutti i giorni la giacca e la cravatta sulla sedia dell’ingresso. Questo è l’aspetto del mio lavoro che non mi piace. Ogni giorno giacca e cravatta, mai in jeans e scarpe da ginnastica, mai sportivo o con la barba lunga, mai trasandato, sempre impeccabile, rassicurante ed efficiente. E’ la solita questione di immagine, di contatto con il pubblico, la gente. Il dirigente di zona me lo ha sempre spiegato chiaramente, fasciato nel suo bel doppiopetto grigio, con le sue scarpe inglesi, e senza l’ombra di un contropelo fatto male o di un taglio sulla faccia lucida di cremine antirughe: “La gente deve immediatamente fidarsi di lei Donati, subito, alla prima occhiata. Si ricordi che lei non é più un uomo, ma un simbolo e i simboli sono sempre impeccabili. Gli uomini no, ma i simboli si!”.
L’auto grigia esce lentamente dal cancello della villetta a due piani affacciata sul lungomare. La villetta è nuova, con due grandi vetrate ai lati della porta di ingresso, ma stranamente il giardino è pieno di grandi alberi, come se a villetta fosse stata costruita li in mezzo o fosse un buon restauro di un vecchia casa al mare, magari in stile liberty come ce ne sono tante da quelle parti. In realtà era una villetta degli anni 50. Nonostante i lavori fatti si intuisce ancora l’architettura originaria. Gli infissi sono bianchi come allora e rendono la facciata malinconica. L’auto si allontana rapidamente verso Nord.
Monday, October 25, 2010
Poche affezionate righe dal Nord (4 e basta)
Piovigginare in nero
Il Piemonte tra Torino e Cuneo è rilassante, dolce e silenzioso come un amore senza passione, ma ugualmente intenso. Poi nel silenzio, improvvisamente, esplode il rumore di un trattore che si avventura tra le vigne verticali o di qualche notizia che proprio non ti aspetti. In una casetta gialla dal tetto spiovente (qui ha senso, nevica, non come sulla litoranea in Puglia...) posata tra le colline dolcemente aspre di Pavese, vive una coppia come tante tra i 35 e i 40 anni, sposata e in attesa di un figlio/a. Una palese dimostrazione dell'esistenza di Dio. Lui è un farmacista, affetto da sclerosi multipla, cammina a fatica, ma direi che è molto più reattivo di certi farmacisti di mia conoscenza, comunque lo hanno licenziato dalla farmacia in cui ha lavorato per più di dieci anni. Conoscete farmacie in crisi? Segnalatele al WWF. Lei vive una gravidanza a rischio ed essendo palesemente incinta (poteva fingersi obesa, però...ingenua, se fosse stata terrona...) è stata licenziata dopo quattro anni di lavoro in nero per una agenzia immobiliare. Conoscete agenzie immobiliari sul lastrico? Segnalatele a Green Peace. Una palese dimostrazione che Dio a volte si distrae. Però da queste parti se non c'è Dio qualcuno comunque li aiuterà. De Amicis vive ancora tra questi monti, esistono piccole comunità in cui, senza grandi esternazioni, ci si aiuta, si troverà una soluzione, è un caso al momento isolato. Poi ci sono le Istituzioni (non è una parolaccia, controllate pure). Tutto questo ottimismo non cancella ciò che è accaduto: lavoro nero, donna incita licenziata, uomo malato cronico a casa. Questo tris d'assi non è stato servito dalle nostre parti, nel Sud medioevale, dove ormai non fa notizia, ma nel Piemonte agiato, non ricco ma vivibile, dove settori trainanti dell'economia (credo si dica così) trattano i propri dipendenti come farebbe l'ultima ditta edile sub-sub-sub-appaltatrice con dei disperati senza permesso di soggiorno. Piemone, Italia. Pioviggina tra le colline piemontesi, sui tetti di tante piccole e medie aziende e agenzie e farmacie, pioviggina in nero of course, in realtà c'è il sole. Pioviggina in nero in Piemonte e mi sento un po' più a casa, purtroppo.
Sunday, October 24, 2010
Poche affezionate righe dal Nord (3)
Poco, pochissimo sodio
Nella mia città al confine tra Piemonte e Lombardia è possibile captare sia il segnale di Rai Tre Lombardia che quello di Rai Tre Piemonte. Così, con abile zapping posso sapere in contemporanea cosa accade sia a Milano che a Torino. Di solito, però, indugio sul Tg Tre piemontese perché Torino è una città sorprendente e misteriosa pur avendo strade dritte e senza curve e poi perché l’accento dei giornalisti devoti a San Giovanni è molto più piacevole di quello dei devoti di Sant’Ambrogio. E poi il look è diverso. Le signore giornaliste piemontesi d.o.c. indugiano in abiti che mia mamma usava (forse, scusa mamma) negli anni 60’-70’, mentre i signori giornalisti si servono da barbieri che propongono ad un cinquantenne una pettinatura con riga al centro e tendine laterali…insomma, qualsiasi notizia è più dolce quando a riferirtela è gente cosi scanzonata e allegra. Qualche giorno fa la notizia dell’ennesima azienda manifatturiera con una cinquantina di operai che chiude i battenti. Tenete presente che negli ultimi quattro anni questo tipo di notizia, insieme agli incidenti stradali, è la più frequente sulle sponde del Po. Quindi tutto nella norma. Invece no. Questa ditta produce etichette per le acque minerali, le etichette serissime che ti dicono se l’acqua che bevi ha una o due particelle di sodio o ti farà occupare (forse) più spesso la toilette o ti farà essere più bello dentro e fuori, insomma quell’insieme di ca…stupidaggini che servono a spendere soldi che si potrebbero risparmiare. Tutto qui? No. La ditta in questione è una parte sana di una azienda francese dichiarata fallita da un tribunale francese (bien sur) per cui, per questioni meramente burocratiche-alchemiche la cassa integrazione per i disgraziati italiani arriverà tra sei mesi perché la controparte (il fallito francese) non vuole mollare un euro e non vuole che il fallimento sia dichiarato da un tribunale italiano. E allora? Allora arrivano i nostri, gli enti locali (regione, provincia e comuni dell’area) che si impegnano a siglare un’ intesa e pagare cash la cassa integrazione. Cinquanta famiglie tirate fuori per i capelli da una brutta situazione e poi non è detto che la piccola azienda non possa risorgere dalle sue ceneri, una volta staccata dalla multinazionale. Due considerazioni di cui una antistorica, forse: 1) tu lavori molto e lavori bene, poi qualcuno a due -tremila chilometri sbaglia qualcosa e tu te ne vai a casa con le tue pezze a nascondere le pudenda (vi ricorda qualcosa?); 2) da noi, gli enti locali, messi essi stessi con le pezze nelle aree critiche (scusi Sig. Sindaco, ma it is a matter of fact), avrebbero potuto aiutare qualcuno? La prossima volta che al supermercato controllerete dalla distanza di un centimetro il contenuto di sodio della vostra acquetta minerale magari ci penserete. Magari non troverete più l’etichetta.
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