Rat race

Running

Monday, February 14, 2011

LIBECCIO (X) almost done


“Ecco commissario, giri qui a destra…siamo arrivati”
L’Alfa rossa si infila in una strada a quattro corsie che porta ai parcheggi di un gigantesco centro commerciale multipiano plurimarche megaeconomico incassato in una valle poco distante dall’autostrada e da un paesino. Le case del paese restano aggrappate sul fianco della montagna, a distanza di sicurezza, spaventate da quell’animale colorato che ingoia e poi vomita auto e persone, accucciato sornione a fondovalle.
Il commissario rallenta, abbagliato dal riverbero delle vetrate incorniciate da muraglie color mattone.
“E adesso?”
“Vada giù all’ultimo livello del garage sotterraneo”
Il commissario non può non apprezzare l’intelligenza di questi terroristi che nascondono il loro deposito in bella vista e non può non pensare alle decine di persone che sicuramente erano e sono a conoscenza di tutto. Porci…
L’abitacolo diventa buio mentre uno stridore di gomme conferma che l’auto si sta avvitando intorno ad una rampa a spirale che la porta sempre più nelle viscere ordinate del centro commerciale.
Sul sedile posteriore  Silvana ha sete e una febbre che la divora mentre si stringe tra le braccia di Giorgio che aspira con metodo l’odore dei suoi capelli sudati.
“Commissario… parcheggi pure… siamo arrivati!”
L’auto parcheggia tra due strisce gialle e un sospiro della vecchia che giocherella con il manico ricurvo del suo amico bastone:
“Rosso a squadra controllo…siamo al secondo livello del parcheggio sotterraneo… area 05…mi sentite? Passo…”
Solo crepitio di onde invisibili ed incoerenti che portano messaggi incomprensibili in bottiglie di vetro etereo.
“Rosso a squadra controllo…cazzo mi sentite?”
La vecchia signora ha abbassato il parasole munito di specchietto e si sta ravvivando il rossetto.
”Rosso a squadra…rosso a squadra…mi sentite?! Passo…”
Lo sguardo del commissario passa dalla radio allo specchietto retrovisore occupato dall’ ombra di un uomo che abbraccia qualcuno rannicchiato al suo fianco. Il vetro dietro l’ombra si affaccia sul grigio deserto di un garage illuminato da pochi neon, uno in particolare, capriccioso ed indeciso, tenta di spegnersi con discreto successo.  Poi gli occhi del poliziotto fanno tappa sul viso piatto della vecchia che allarga la ferita fresca delle sue labbra per mostrare un sorriso giallo nicotina.  Come un bambino spaventato dal buio stringe il suo pupazzo di peluche, cosi il commissario estrae la sua Beretta da sotto l’ascella.
Parole sputate rotolano sulla canna scura della pistola, piroettano intorno al mirino e si tuffano nello spazio tra la pistola ed il bersaglio, tra il metallo e la carne rugosa del viso di Marta.
“Bravi…bravi, bravi…mi portate in un bel posto sicuro e poi mi date una bella botta in testa e mi scappate sotto il naso tra la folla del centro commerciale…ma bravi, mi avete preso proprio per un coglione vero? Terroristi del cazzo… voi e le vostre maniere e il tè e le lacrime…bravi cazzoni! FUORI! FUORI !!! Tu vecchia puttana alza le mani e fuori e tu stronzo porta fuori quella mignotta e niente scherzi!”
Il poliziotto abbaia furioso mentre salta fuori dall’auto, la rabbia sguazza nella saliva della sua bocca mentre con il braccio teso  sul tettuccio dell’auto tiene sottotiro i suoi tre compagni. Silvana è troppo debole, si affloscia al fianco dell’avvocato che la sostiene.
La pistola del commissario gira intorno all’auto mantenendo il suo sguardo mortale fisso sui tre nemici.
“Tu coglione prendila in braccio…e restate fermi li”

“Commissario, la prego si calmi…per favore non c’è bisog…”
“Tu sta zitta vecchia puttana!”
“Commissario per favore…stia calmo”
“Anche tu stronzo…zitto, hai capito zitto o ti faccio sputare i denti…”
“Commissario…il deposito è dietro quella porta grigia”
La vecchia indica con il bastone una porta distante vietata al personale non addetto.
“Vai ad aprire allora!”
La vecchia si volta e con il suo passo claudicante detta un ritmo lento alla strana processione: apre vecchia tennista con bastone seguita da avvocato con primo amore morente tra le braccia seguito da pistola con poliziotto dolente e rabbioso attaccato.
Le nocche della mano sinistra della vecchia colpiscono tre volte e poi ancora due la porta grigia.
Una voce risponde attraverso il metallo.
“Onde rumorose sulla sabbia”
“Tu dici “anche io!”” risponde la vecchia
“E sento solo il tuo cuore, ora” risponde la voce nascosta mentre la porta silenziosamente si apre.
Il commissario Montroni  stringe la pistola con tutte e due le mani mentre la sua radio è sparita in una tasca del giubbotto.
Due braccia di un maglione verde stringono con forza la vecchia Marta .
“Ciao Filippo!”
“Ciao, ciao Marta, che bello vederti, ciao Marta, come sono contento Marta, Marta, che bello che sei qui!”
Marta si volta verso i suoi compagni e al suo fianco appare un ragazzo di 15-16 anni con grandi occhiali quadrati, capelli corti e maglione verde.  Un ragazzo indubbiamente Down.
“Ciao, io sono Filippo” e la sua voce nasale spinge la sua mano alla ricerca di strette, ma trova una donna semi-incosciente tra le braccia di un signore con un’espressione che dovrebbe essere di disperazione e un altro signore biondo con la faccia scura e una pistola tra le mani. 
Filippo si spaventa e si abbraccia a Marta.
“Su Filippo…tranquillo…sono amici e lei non sta bene…su entriamo…commissario, per favore la pistola…”
La vecchia si appoggia al ragazzo e supera la soglia seguita dagli altri. Ultimo il commissario si volta. Le colonne di cemento truccate con strisce gialle, sparse nel vuoto silenzioso del garage sembrano guardalo. Entrano tutti in una piccola stanza rettangolare, occupata da un tavolino, una lampada in plastica e una sedia pieghevole. La stanza è illuminata dall’alto da un neon protetto da una griglia impolverata e termina con un’altra porta grigia.  Filippo appoggia qualcosa sul tavolino e si volta sorridente. La paura ha lasciato sul suo viso due chiazze rosse che scolorano rapidamente.
“Marta lo sai cosa fa un computer nel mare? Lo sai? Non lo sai, vero? Te lo dico io eh? Te lo dico io…Naviga…hai capito? Naviga!”
La risata di Filippo è un singhiozzo in apnea che gli solleva le spalle grasse e gli scopre i denti da bambino.
“Ah, ah, ah…proprio divertente…dai, apri il deposito Filippo, il nostro amico qui vuole vederlo”. Marta si volta verso il commissario e i loro occhi si incontrano, mentre Filippo estrae un grosso mazzo di chiavi, ne sceglie con cura una che infila nella serratura.  La porta in metallo si apre rapidamente inghiottendo il ragazzo, seguito da Marta che allunga la mano per aiutare l’avvocato a trasportare  Silvana. La pistola e il poliziotto entrano per ultimi. Il commissario osserva le spalle curve dell’avvocato davanti a se. Poi l’avvocato si sposta di lato e lui lo vede. Vede il deposito. Finalmente.

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