Rat race

Running

Friday, July 15, 2011

Just a perfect day

Qualche velo della notte appena finita si nasconde ancora tra i rami dell'ulivo, come d'abitudine negli ultimi cento e più anni. Facile nascondersi tra quei rami storti  coperti di piccole gemme. In basso,  tra le radici spesse che guardano ad oriente c'è la casa di una pietra  larga e piatta, un sedile su cui siede Hiram, il costruttore. La pietra è stata scelta con cura dall'uomo anni prima, ne troppo grande ne troppo piccola, non troppo irregolare e non troppo regolare,  chiara ma non troppo,. Ora la sua superficie è stata levigata dal corpo del costruttore che ogni mattina, prima dell'alba,  si siede sullo scomodo sedile e, guardando ad oriente attende con fiducia che il sole sorga, e nell'attesa pensa. Anche stamattina sua moglie, Myrhiam, lo ritroverà nel giardino della loro casa a Gerusalemme, seduto con la schiena dritta a guardare il sole che sorge con gli occhi socchiusi e il dorso delle mani posato sulle ginocchia. Come tutte le mattine gli arriverà accanto con una brocca di acqua fresca e riceverà il suo solito sorriso, lo stesso sorriso che lei, da bambina,  aveva visto sul viso abbronzato di un giovane uomo di Tiro. quello che poco dopo sarebbe diventato suo marito. La barba che circonda quel sorriso ora è meno scura, e ai lati dei suoi occhi del colore della corteccia dell'ulivo, ci sono piccoli tagli causati dalle unghia del tempo. Myrhiam, l'egiziana, ama quei graffi, quella barba brizzolata, quegli occhi, quelle mani, ama quell'uomo che costruisce il Tempio, il suo uomo, il padre dei suoi figli.  L'uomo avverte la presenza della donna e dischiude gli occhi sorridendo. Il suo volto è rilassato come dopo un lungo sonno, la luce nei suoi occhi è oscurata solo dal sole che sorge.
"Buongiorno, regalo di Dio"
"Buongiorno Hiram"
La donna gli porge la brocca da cui l'uomo beve bagnadosi la barba riccia. Una leggera folata di vento da oriente sussurra tra i rami dell'albero e scivola sui volti di marito e moglie. Hiram si solleva, abbraccia la donna sottile, affonda il viso nei suoi capelli ancora corvini e respira il loro profumo, mentre la piccola donna scompare tra le sue braccia. Poi la bacia sulla fronte e per un attimo affonda nei suoi occhi antichi. 
"Andiamo in casa"
I due attraversano il giardino fresco di rugiada e d'ombra e pieno di alberi da frutto e palme, entrano in casa dove un giovane miscuglio del loro sangue li aspetta in piedi.
"Buongiorno padre"
"Buongiorno Boaz"
Il giovane ha la struttura fisica del padre, braccia possenti e sorriso allegro, lavora anche lui alla costruzione del Tempio e ne è  profondamente orgoglioso.
"Padre cosa devo dire agli operai oggi? Abbiamo quasi finito la parte d'occidente..."
"Ho visto il lavoro Boaz...ottimo, ma vorrei che rivedessimo insieme il calcolo..., la parte del muro a sinistra mi sembra poco armoniosa, non sembra anche a te?"
"Si padre...è strano...è come se fosse stata sbagliata apposta...ma possiamo rivedere i calcoli con Jachin"
"Si precedimi al cantiere...io divento vecchio e tu hai le gambe agili di una capra..."
"Padre tu non  sarai mai vecchio..."
"E tu sarai sempre un bugiardo!"
Gli occhi neri di  Myrhiam si riempiono dei due uomini che si sorridono e un calore intenso sale dal suo ventre e si apre nel suo petto, allargandolo. Myrhiam respira la felicità.
"Mia signora , Jachin dov'è?"
La piccola donna ancora abbracciata alla brocca dell'acqua riemerge dalla sua beatitudine.
"Dorme Hiram, è tornato a notte fonda, stanotte è rimasto ad osservare le stelle, ti ricordi?"
"Si è vero...gli avevo affidato dei calcoli importanti per questi giorni...va bene...tu, Boaz precedimi...arrivo subito...devo finire la purificazione"
"Bene padre a dopo...."
I passi del giovane risuonano nella casa ancora silenziosa. Jachin li ascolta allontanarsi. Non dorme. Non può. Le stelle chiare stanotte gli hanno parlato e lui non vuole credere a ciò che hanno detto. Le stelle non gli hanno mentito mai, da quando ha imparato a osservale grazie ad un maestro delle Terre tra i Fiumi, perchè dovrebbero farlo ora? Si alza dal suo giaciglio e va dal padre. Hiram si stà lavando poco fuori dalla casa con l'aiuto di Myrhiam. Non si aspettano di vedere la figura sottile e nervosa  del giovane accanto a loro. I suoi occhi stanchi sono pieni di una nebbia che entrambi conoscono e che si chiama paura.
"Jachin! Pensavo dormissi...che hai?"
"Padre...madre...io...io...".
Hiram e Myrhiam guardano il giovane e si scambiano una occhiata interrogativa, Loro figlio Jachin è uno studioso, un saggio, ha ereditato la bellezza della madre e la sua intelligenza acuta, e una volontà che nessun sacrificio è riuscito a indebolire. Ora, li di fronte a suo padre e sua madre, sembra un bimbo spaventato e solo,
 "Parla Jachin...cosa succede? Problemi con i calcoli?"
"No, padre"
"Allora?"
Lo sguardo del giovane oscilla tra la madre e il padre, in cerca della forza per inspirare aria e parlare.
"Padre...le stelle...stanotte mi hanno parlato ...non devi andare al Tempio oggi...ti prego...."
"Jachin...io sono l'architetto...devo essre al cantiere oggi!"
"No padre...tu non capisci...ti prego madre convincilo...tu non devi andare al Tempio oggi...il Male vuole il Tempio e...e farà di tutto...di tutto per averlo...oggi".
Il volto di Myrhiam, divenuto di cera scura, si rivolge a Hiram che si asciuga il petto villoso chiando il capo per non mostrare i proprio pensieri.
"Mia Signora...figlio mio..."
L'uomo che si rinfila la tunica pulita stringendola alla vita con una cintura larga è Hiram Abif, il costruttore del Tempio di Gerusalemme. La sua voce è la voce dell'arte e della saggezza, della volontà e del lavoro.
"Da molto tempo ciò che è oscuro prova a circondare ciò che è luminoso, da molto tempo le pietre vengono sparse e sbriciolate invece di essere assemblate per formare muri e case e templi"
"Padre, ti prego ascoltami..."
"Jachin..." Hiram poggia la sua mano sinistra sulla guancia del figlio.
"Myrhiam..." la mano destra dell'uomo accarezza la guancia della sua sposa.
 "L'Altissimo ha disegnato le stelle e ordinato il loro cammino per uno scopo, noi costruiamo da molteplici anni il suo Tempio.  Io sono il suo architetto e con voi costruisco una casa per la Luce. Non abbiate paura."
Il solito sorriso allegro di Hiram abbraccia il giovane e la donna,  seguito dalle sue braccia, poi Hiram si volta e sale verso la stradina che  porta al Tempio scomparendo negli occhi di Jachin e Myrhiam che si cercano e si abbraccaino, metre le lacrime della loro anima diventano visibili.

1 comment:

  1. E' un racconto bellissimo.. attendo il continuo..
    Un saluto
    Daniel

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